Oggi, 14 luglio si celebra lo Shark Awareness Day, una ricorrenza internazionale nata con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza degli squali per la salute degli ecosistemi marini e sulla necessità urgente di proteggerli. Spesso fraintesi e temuti, questi antichi predatori sono in realtà alleati fondamentali della biodiversitàoceanica.
Una giornata per cambiare percezione
Questa Giornata di sensibilizzazione sull'importanza degli squali per gli ecosistemi nasce da iniziative di conservazione statunitensi, oggi diffuse a livello globale, in risposta al crescente declino delle popolazioni di squali a causa della pesca e della disinformazione.
La ricorrenza cade strategicamente a metà luglio, periodo in cui l’interesse mediatico è alto grazie a eventi e programmi come Shark Week (Discovery Channel) e SharkFest (National Geographic). L'obiettivo della ricorrenza è quello di correggere l’immagine distorta dello squalo come pericoloso predatore e promuovere azioni basate su dati scientifici per tutelarne il futuro e la sopravvivenza.
400 milioni di anni di evoluzione
Gli squali appartengono alla classe Chondrichthyes (cioè i pesci cartilaginei), sottoclasse Elasmobranchii, insieme che comprende anche le razze e le mante. La loro struttura scheletrica è composta interamente da cartilagine, un tessuto connettivo flessibile e resistente che, pur essendo meno denso dell’osso, offre leggerezza, manovrabilità e rapidità nei movimenti. Ciò rappresenta uno degli adattamenti anatomo-funzionali più distintivi di questo gruppo.
Secondo le più recenti evidenze paleontologiche, si stima che gli squali siano comparsi sulla Terra oltre 420 milioni di anni fa, durante il periodo Siluriano, ben prima dell'avvento dei dinosauri.
I primi squali erano più piccoli e meno specializzati rispetto alle specie attuali, ma già allora erano dotati di una dentatura sostituibile e un corpo idrodinamico adatto alla predazione attiva. Infatti, gli squali sono polifiodonti, cioè sostituiscono i denti in modo continuo per tutta la vita, con nuove file che avanzano dalla parte interna della mandibola verso l’esterno. In alcune specie il ricambio avviene ogni pochi giorni, assicurando una dentatura sempre efficiente. Questa strategia, evolutivamente vantaggiosa, consente loro di affrontare una dieta spesso abrasiva senza mai restare privi di denti funzionali.
Oggi, ne sono state descritte oltre 500 specie distribuite in tutti gli oceani del mondo, con dimensioni estremamente variabili: dalla minuscola lantern shark (Etmopterus perryi), lunga appena 20 cm, al maestoso e planctivoro squalo balena (Rhincodon typus), che può superare i 12 metri.
L’adattabilità ecologica degli squali è straordinaria e si riflette in una gamma di strategie riproduttive, sensoriali e comportamentali altamente evolute. Alcune specie sono vivipare, altre ovovivipare od ovipare. Gli squali possiedono un sistema sensoriale estremamente sviluppato: grazie alle ampolle di Lorenzini, possono rilevare i campi elettrici prodotti dalle prede, mentre la linea laterale consente la percezione di vibrazioni e movimenti nell’acqua.
Tali caratteristiche fanno degli squali uno dei gruppi più antichi, resilienti e affascinanti della storia evolutiva dei vertebrati, la cui sopravvivenza, nonostante le centinaia di milioni di anni e cinque estinzioni di massa, è oggi minacciata principalmente dall’uomo.
Il ruolo degli squali negli ecosistemi marini
In qualità di predatori apicali, gli squali occupano il vertice delle catene trofiche marine. Questo li rende regolatori naturali delle popolazioni di prede, con effetti indiretti (a cascata) sull'intero ecosistema.
In effetti, è stato studiato come la presenza di squali regoli il comportamento di altre specie, influenzando l’utilizzo degli habitat e la struttura delle comunità bentoniche e pelagiche. In alcuni ecosistemi, come le praterie di fanerogame marine, la predazione degli squali su tartarughe e dugonghi evita il sovrapascolo, proteggendo queste zone cruciali per la cattura del carbonio blu.
Una crisi silenziosa
Secondo la IUCN Shark Specialist Group, più di un terzo delle specie di squali è a rischio estinzione. Le cause principali includono:
- Pesca intensiva (commerciale e sportiva)
- Bycatch (cattura accidentale)
- “Shark finning”: il prelievo delle pinne, spesso seguito dall’abbandono del corpo in mare
- Inquinamento, perdita di habitat, plastica e cambiamenti climatici.
Si stima che oltre 100 milioni di squali vengano uccisi ogni anno, per lo più per alimentare il commercio delle pinne, molto richieste in alcune culture asiatiche.
Una visione popolare distorta
L'immagine dello squalo come “mangiatore di uomini” è per decenni stata fortemente distorta, in particolare, dai media e dal cinema. In realtà, si verificano in media meno di 10 decessi umani all’anno per attacchi di squalo. Al contrario, però, ogni anno gli esseri umani uccidono milioni di squali.
Gli attacchi, nella quasi totalità dei casi, sono incidenti legati alla confusione visiva: surfisti o bagnanti vengono scambiati per prede naturali (es. foche). Gli squali non cacciano l’uomo, non ne apprezzano la carne e perciò non lo includono nella propria dieta.
Inoltre, gli esperti negano la credenza secondo cui gli squali verrebbero attratti dall'odore del sangue umano. In effetti, gli squali possono rilevare una goccia di sangue in milioni di litri d’acqua. Tuttavia, non gradiscono affatto il sangue umano, e perciò la fobia nei confronti degli squali, risulta alquanto insensata, tanto dal punto di vista biologico, quanto da quello statistico.
In qualità di Biologi, abbiamo il dovere di sostenere una comunicazione scientifica corretta, sensata, priva di pregiudizi e libera da isterie mediatiche, e promuovere azioni di conservazione basate su evidenze certificate. Questo include:
- Supportare organismi come IUCN, Save Our Seas, Shark Trust, Shark Stewards
- Promuovere pratiche di pesca sostenibile
- Educare il pubblico a non temere, ma rispettare gli squali
- Contrastare attivamente il commercio illegale di pinne e derivati
Difendere gli squali significa difendere la salute dei mari. Il loro declino avrebbe conseguenze incalcolabili sulla biodiversità, sulla pesca, sul clima.
Il 14 luglio dovrebbe rappresentare un invito all’azione: per informare, educare, proteggere.
In qualità di Biologi, non possiamo permettere che la paura e l'utile umano vincano sulla scienza e sulla salute globale.